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COSA SIGNIFICA CAMPO DI DISTURBO ALIMENTARE?

Si sente sempre più spesso parlare di allergie alimentari, intolleranza alimentare, pseudoallergie, campo di disturbo alimentare e la confusione è sempre più grande. Cerchiamo di capire, brevemente, quali possono essere i disturbi provocati dall'incontro tra il nostro corpo ed il cibo.
L'allergia alimentare è una situazione ben conosciuta e facilmente verificabile con semplici esami clinici o di laboratorio dato che è IgE mediana, cioè coinvolge la classe di immunoglobuline responsabile di numerose reazioni allergiche. La reazione allergica è immediata, non dipende dalla quantità ingerita, ma solo dal tipo di alimento: pensiamo, per esempio, alle diffusissime reazioni allergiche dovute ai pollini.
L'intolleranza alimentari è una reazione agli alimenti causata da un meccanismo un po' diverso e coinvolge le immunoglobuline IgG. La più conosciuta è la celiachia, o intolleranza al glutine, anche se, ancora troppo spesso, viene diagnosticata in età adulta.

Eppure, grazie ai passi da gigante fatti dalla scienza, basta un semplice esame del sangue e sintomi sfumati come malnutrizione, anemia, colite, stanchezza cronica, eczemi confusi con herpes..., trovano spiegazione.
Un'altra intolleranza molto diffusa è l'intolleranza al lattosio, lo zucchero del latte. In questo caso la causa certa è la mancanza genetica di un enzima, la lattasi, e il sintomo principale è la colite con dissenteria: compare poco dopo l'assunzione di latte o meglio, di lattosio. Sembra che colpisca circa il 2-3% della popolazione italiana.
Se invece gli alimenti che provocano questi sintomi non vengono diagnosticati né come allergia né come intolleranza, si parla di pseudoallergia alimentare, e, fino ad ora, non sono noti esami diagnostici scientificamente convalidati per la loro individuazione. Questo significa che non è ancora stato individuato un meccanismo immunologico caratteristico di queste reazioni; un modo per tentare di scoprire quale alimento può essere quello incriminato è una dieta di rotazione: si prova ad eliminare alimenti o gruppi di alimenti dalla dieta a rotazione fino a quando migliorano i sintomi. Ovviamente, in base al tipo di sintomi e ad alcuni parametri biofisici, è possibile che il medico possa sospettare certi cibi e quindi, se necessario,consiglierà di provare ad evitarli per verificare se effettivamente possono essere responsabili della pseudoallergia.
Da molti anni, soprattutto nelle metodiche complementari, si è iniziato a parlare di cattiva tolleranza agli alimenti, e oggi si sta facendo sempre più strada il termine campo di disturbo alimentare.

Anche se questa definizione non è riconosciuta e utilizzata dalla scienza ufficiale, per l'assenza di diagnosi certe e riproducibile, cerchiamo di capire cosa si intende oggi per campo di disturbo alimentare.
Si presume che si tratti dell'incapacità o impossibilità dell'organismo di metabolizzare, completamente, o di utilizzare in maniera corretta determinati cibi con conseguenze sul metabolismo. Potremmo quindi diventare sensibili a componenti dell'alimento o ad alcuni suoi prodotti di degradazione, fino alla comparsa di sintomi pseudoallergici. Non essendo ancora stati compresi i meccanismi coi quali si istaura un campo di disturbo, è spesso difficile individuare un rapporto diretto tra alimento e sintomo, anche se si è osservata un'effettiva riduzione o scomparsa dei disturbi, sospendendone l'assunzione. Potrebbe anche succedere che determinati cibi indigeriti o parzialmente utilizzati, con il passare del tempo, "ci affatichino" a tal punto da provocare sintomi apparentemente inspiegabili. Quando il nostro organismo diventa incapace di compensare il persistere dello stress, scatena una sintomatologia pseudoallergica.
Di certo dunque sappiamo che se ci viene detta che siamo allergici ad un cibo, si tratta di una razione allergica dovuta alle immunoglobuline E; se ci viene detto che siamo intolleranti ad un cibo si tratta di una reazione dovuta alle immunoglobuline G. in tutti gli altri casi potremo ipotizzare la presenza di una pseudoallergia o di un campo di disturbo alimentare ma non potremo dimostrarlo con esami scientificamente riconosciuti.
Ricordiamo che con l'alimentazione noi ricaviamo la nostra forza vitale, "la luce per brillare", di conseguenza, un alimento non ben tollerato, non solo non ci dà vitalità, "rendendoci opachi", ma addirittura, ci spinge a consumare energia per poterlo poi digerire ed eliminare "spegnendoci del tutto".
Se impariamo ad ascoltare il nostro corpo, le sue esigenze, le sue vere e sane preferenze, riusciremo ...... a far sbocciare quel fiore che non riesce a trovare la sua strada".

SI NASCE CON IL CAMPO DI DISTURBO ALIMENTARE?

No! Allo stato attuale delle conoscenze no si può ritenere che il campo di disturbo alimentare sia ereditario o geneticamente acquisito. Probabilmente lo si acquisisce con il tempo, quando, per esempio sussistono delle disfunzioni digestive/enzimatiche di lieve entità, o alterazioni della flora batterica intestinale, o stress fisici prolungati, o stress psichici. A lungo andare questi problemi potrebbero non venire più compensati dall'organismo e, come con un cestino che si riempie troppo, anche in assenza di sintomi, potrebbe, lentamente, scattare un cattivo utilizzo di determinati alimenti.